La rivalutazione ISTAT dell’assegno di mantenimento

Rivalutazione assegno mantenimento

Rivalutazione istat dell’assegno di mantenimento

La rivalutazione assegno mantenimento rappresenta un vero e proprio obbligo sancito dalla legge sul divorzio, ma che, per analogia, viene applicato anche in caso di separazione. La sua funzione è quella di adeguare il valore dell’assegno dovuto al coniuge economicamente più debole o ai figli all’aumento (o diminuzione) del costo medio della vita, al fine di preservarne il potere d’acquisto.

Spesso il coniuge tenuto a versare l’assegno si limita a pagare, nel corso degli anni, l’importo disposto in sede di separazione o di divorzio, senza calcolare l’annuale aggiornamento istat mantenimento.

L’omessa rivalutazione dà diritto al beneficiario di pretendere gli arretrati e gli interessi maturati sulle somme non versate, relativamente ai 5 anni precedenti. Egli potrà predisporre un atto di precetto e, in difetto di adempimento della controparte, dar luogo ad una procedura espropriativa dinanzi al giudice.

Chiaramente, la procedura potrà essere attivata solo tramite un avvocato.

La soluzione migliore è sempre quella di raggiungere un accordo bonario per dare la facoltà all’inadempiente di pagare spontaneamente. Solo in mancanza di riscontro, si dovrà decidere, insieme al proprio legale, quale strada intraprendere.

Il primo passo è quello di richiedere un preventivo gratuito per fare una stima delle spese legali.

Quando si può richiedere la rivalutazione ISTAT

L’assegno di mantenimento spettante al coniuge e ai figli in caso di separazione o di divorzio deve essere rivalutato ogni anno secondo gli indici Istat, in assenza di altri parametri indicati dalle parti o dal giudice.

Col passare del tempo, infatti, l’inevitabile svalutazione monetaria determina una consistente perdita di potere d’acquisto dell’assegno, ed è per questo motivo che la legge prevede un adeguamento annuale automatico.

Tale aggiornamento deve essere applicato a prescindere che sia stato pattuito o meno dai coniugi in sede di accordo o dal Giudice con la sentenza di separazione o di divorzio.

L’obbligo dell’automatica rivalutazione istat assegno mantenimento è disposto, per quanto riguarda il divorzio, dalla legge 898/1970 nell’articolo 5, comma 7. Per quanto non sia normativamente previsto, la Corte di Cassazione, con ripetute pronunce, ha ritenuto pacificamente che la stessa norma sia applicabile anche in sede di separazione.

Capita molto spesso che l’adeguamento istat assegno mantenimento venga chiesto solo al momento del divorzio, anni dopo la separazione, pensando che, come avviene per la locazione, l’aggiornamento debba essere applicato dal momento della richiesta. Nella fattispecie dell’assegno al coniuge, tuttavia, la rivalutazione opera in modo automatico, indipendentemente dalla precedente domanda, ed è quindi sempre dovuta e sempre esigibile entro il termine di prescrizione.

In sintesi

Rivalutazione istat assegno di mantenimento sempre esigibile

La rivalutazione istat dell’assegno di mantenimento è sempre esigibile per i seguenti motivi:

  1. L’assegno di mantenimento per l’ex coniuge e/o i figli deve essere rivalutato annualmente in base agli indici istat.
  2. Lo scopo dell’adeguamento è quello di conservare il potere d’acquisto dell’assegno di fronte all’inevitabile svalutazione monetaria.
  3. La rivalutazione istat è obbligatoria per legge per gli assegni corrisposti in caso di divorzio e, per estensione, anche per quelli dovuti in caso di separazione.
  4. Il coniuge tenuto al pagamento ha l’obbligo di aggiornare l’assegno in modo automatico, senza che la controparte ne faccia richiesta.

Cosa succede in caso di deflazione

E nell’ipotesi della diminuzione del costo della vita, o deflazione, cosa succede all’assegno di mantenimento dovuto al coniuge e/o ai figli?

Questo è un caso che raccoglie pareri contrastanti.

Come regola generale, non è assolutamente possibile ridurre il contributo di mantenimento risultante dalla sentenza. Se, nonostante l’indice istat registri segno negativo, l’importo dell’assegno risultante resta comunque superiore a quello stabilito dal giudice, allora si può calcolare la riduzione.

Nell’ipotesi in cui la deflazione porti ad una diminuzione della somma indicata dal giudice o dalle parti, non essendo possibile autoridurre tale cifra, il coniuge obbligato dovrà corrispondere un importo uguale a quello originario, come da ultimo rivalutato finché l’indice è stato positivo.

In sintesi

Se l’indice dei prezzi al consumo per le famiglie registra segno negativo, la riduzione potrà essere applicata solo se non incide sull’importo base stabilito in sede di separazione o divorzio.

Diversamente, l’assegno di mantenimento non potrà essere ridotto e dovrà rimanere inalterato.

Cosa fare se non viene concessa

Può capitare che nella sentenza di separazione o divorzio, specie se datata, la rivalutazione istat assegno di mantenimento non sia prevista. Ciò non significa che non sia stata concessa e non preclude all’ex coniuge percipiente la possibilità di richiederla.

L’adeguamento è un istituto obbligatorio per legge ed è quindi dovuto anche laddove il giudice non l’abbia disposto espressamente nel provvedimento che regola la crisi familiare.

Ne consegue che il coniuge tenuto al pagamento dell’assegno di mantenimento ha l’obbligo di rivalutarlo in modo automatico, anche in assenza di richiesta dall’altra parte. Del resto, la svalutazione della moneta è un fatto oggettivo e, se si vuole conservare il potere d’acquisto dell’assegno di mantenimento, l’adeguamento agli indici istat (o ad altri parametri indicati dalle parti o dal giudice) è necessario.

L’articolo 5 della Legge sul divozio 898/1970 recita: “Il Tribunale può, in caso di palese iniquità, escludere la previsione con motivata decisione“. In altre parole, per non essere applicato, l’adeguamento istat mantenimento deve essere espressamente escluso dal giudice a causa di evidente iniquità, dandone specifica motivazione nella sentenza di separazione o di divorzio.

In ogni caso, è sempre meglio rivolgersi al proprio avvocato affinché siano attivate le corrette procedure di richiesta alla controparte.

In sintesi

  1. La rivalutazione dell’assegno di mantenimento è un meccanismo automatico. Ciò significa che deve essere corrisposta dal coniuge obbligato anche se la sentenza di separazione o di divorzio (ovvero i verbali omologati) non la prevedono.
  2. Affinché non sia applicato, l’aggiornamento istat deve essere espressamente escluso dal giudice, con precisa motivazione.

Cosa fare se ci si accorge di non averla ricevuta

Nella prassi avviene piuttosto sovente che, anche laddove il giudice abbia espressamente disposto l’adeguamento istat assegno di mantenimento nel provvedimento di divorzio o di separazione, o nel decreto di omologa della separazione consensuale, il coniuge obbligato continui ad omettere la rivalutazione. L’adempimento del coniuge obbligato al mantenimento della parte economicamente più debole è garantito da specifiche misure previste dal nostro ordinamento.

In caso di mancata corresponsione della rivalutazione istat, non sorge una responsabilità penale nei confronti del debitore, ma esclusivamente civile.

Il coniuge obbligato risponderà del proprio inadempimento nei confronti dell’ex con tutti i suoi beni presenti o futuri, ai sensi dell’art. 2740 del Codice Civile. In difetto di spontaneo adempimento, il beneficiario degli assegni ha il titolo di pretendere le somme non versate, comprensive di interessi, relativamente ai cinque anni precedenti, anche adendo le vie legali.

Nello specifico, il coniuge avente diritto può avvalersi di un sollecito di pagamento, una lettera, inviata tramite raccomandata A/R, con la quale intima l’ex ad assolvere il proprio obbligo entro un certo termine.

In caso di mancato riscontro, potrà rivolgersi ad un avvocato che solleciterà, a mezzo della notifica di atto di precetto, il pagamento degli arretrati entro e non oltre dieci giorni dal ricevimento dello stesso.

Se l’omesso adempimento perdura, viene attivato il procedimento di esecuzione forzata che ha inizio con il pignoramento di beni mobili o immobili del debitore o presso terzi (in genere, il datore di lavoro o l’ente che eroga la pensione).

È pertanto consigliabile procedere annualmente all’aggiornamento istat assegno di mantenimento per non trovarsi a dover pagare, tutto insieme, un importo inaspettatamente gravoso perché maggiorato degli interessi e delle eventuali spese della procedura giudiziaria.

In sintesi

  1. Molto spesso il coniuge tenuto a versare il contributo di mantenimento all’ex o ai figli non provvede al calcolo rivalutazione istat assegno di mantenimento.
  2. Il nostro ordinamento prevede specifiche misure per il coniuge obbligato che omette la rivalutazione.
  3. Il beneficiario può inviare al debitore una diffida ad adempiere e, in difetto di riscontro, potrà provvedere, tramite avvocato, alla notifica dell’atto di precetto, con il quale intima il pagamento entro e non oltre dieci giorni.
  4. Se la condotta omissiva persiste, si potrà dar luogo ad una procedura espropriativa, mobiliare o immobiliare, o ad un pignoramento presso terzi.

Come calcolare se il coniuge applica correttamente la rivalutazione

Per accertarsi che l’ex coniuge stia effettuando correttamente il calcolo rivalutazione assegno mantenimento, basta calcolare personalmente l’adeguamento.

Per aggiornare periodicamente gli assegni, si utilizza l’indice dei prezzi al consumo delle famiglie di operai e impiegati (FOI), al netto dei consumi dei tabacchi.

Il FOI è pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale ai sensi della legge 392/78, art. 81.

Più precisamente, si prende come riferimento l’ultimo indice pubblicato dall’Istat alla data del primo pagamento deciso dal tribunale. Ogni mese, infatti, l’Istat comunica l’indice relativo al mese precedente.

Ipotizziamo che il Giudice abbia stabilito un contributo di mantenimento di 600 euro da pagare a partire dall’1/03/2017, l’importo dovrà essere rivalutato prendendo come riferimento l’ultimo indice noto all’1/03/2018.

Considerando un aumento dell’indice istat dello 0,7%, in data 1/04/2018 l’assegno al coniuge sarà di 604,20 euro.

L’anno seguente, la rivalutazione assegno di mantenimento andrà calcolata utilizzando come base imponibile 604,20 euro e non 600.

Benché il calcolo adeguamento istat assegno mantenimento sia molto semplice, si può utilizzare l’utility predisposta dall’Istat, aggiornata secondo l’indice dei prezzi al consumo, che calcola automaticamente la somma dovuta, comprensiva di rivalutazione.

Basta collegarsi all’indirizzo https://www.rivaluta.it/rivalutazionemonetaria/p20078101047251247.htm, inserire l’importo da rivalutare e due date, quella di inizio percezione dell’assegno e quella per la quale si vuole la rivalutazione, e il programma calcolerà istantaneamente l’adeguamento.

In alternativa, ci si può rivolgere ad un avvocato che abbia dimestichezza con l’argomento.

In sintesi

Calcolo istat assegno di mantenimento

  1. L’adeguamento viene operato sulla base dell’indice dei prezzi al consumo delle famiglie di operai e impiegati (FOI).
  2. Per il calcolo si prende come riferimento l’ultimo indice pubblicato dall’Istat alla data del primo pagamento deciso dal giudice.
  3. Il modo più facile e veloce per eseguire il calcolo istat mantenimento è quello di utilizzare uno dei vari programmi disponibili gratuitamente su Internet.

Quali sono le migliori strade per arrivare ad una soluzione bonaria

In linea generale, se il coniuge obbligato ha sempre pagato gli importi dovuti, benché privi dell’aumento istat assegno mantenimento, e non si ravvisa in lui un comportamento intenzionalmente omissivo, la strada migliore resta quella di addivenire ad una soluzione bonaria.

L’esecuzione forzata è un vero e proprio procedimento giudiziario e, come tale, comporta dei costi (e perdite di tempo) non indifferenti, perciò, prima di procedere in tale direzione, è opportuno valutare quanto sia conveniente relativamente all’entità degli arretrati maturati e della possibilità del coniuge obbligato di pagare.

Una particolare forma di tutela prevista dalla legge, che prescinde dall’intervento del Tribunale, assicurando un pagamento tempestivo, è quella che consente al titolare del mantenimento di chiedere il pagamento diretto al datore di lavoro del coniuge inadempiente.

Tuttavia, la soluzione migliore è sempre quella di procedere nella ricerca di una composizione bonaria della relativa controversia per dare facoltà all’ex di adempiere spontaneamente. Solo in mancanza di riscontro, è opportuno decidere, insieme al proprio avvocato, quale strada intraprendere scegliendo tra i rimedi su esposti.

Supponiamo, ad esempio, che il soggetto obbligato comunichi di essere oggettivamente in difficoltà ad adempiere quanto stabilito in sede di separazione o di divorzio.

In questo caso, si potrebbe pensare di modificare i precedenti accordi, definendo un adeguamento personalizzato che riduca l’assegno dovuto in misura delle possibilità dell’ex, in modo da garantire in futuro un costante adempimento. Oppure, il beneficiario potrebbe rinunciare espressamente agli arretrati.

Se si opta per questa soluzione, bisogna sempre ricordare la regola inderogabile secondo la quale la somma rivalutata non può mai essere inferiore a quella indicata dal giudice.

In sintesi

In caso di omesso calcolo istat assegno mantenimento, questi sono i passaggi per arrivare ad una soluzione bonaria:

  1. Prima di procedere con l’esecuzione forzata, la soluzione migliore è quella di raggiungere una definizione bonaria della vicenda.
  2. Se, pur avendo dato all’ex coniuge facoltà di adempiere spontaneamente, non vi è riscontro, una possibile alternativa al procedimento giudiziario che permette di ottenere le somme dovute in modo tempestivo è quella di chiedere il pagamento al datore di lavoro del debitore.
  3. È auspicabile pensare al raggiungimento di un accordo tra i coniugi attraverso una scrittura privata o una modifica dei precedenti accordi che tenga conto delle reali possibilità del coniuge obbligato di pagare.

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